APS Faber Libertatis

Manifesto

Il consumismo

Nella società moderna è consuetudine consolidata il consumo sfrenato di hardware, software e così via, alla ricerca delle ultimissime soluzioni tecnologiche. Non ci si accontenta ormai più di avere, ad esempio, un processore da un GHz di frequenza, ma si desidera possedere un nuovo, potente Pentium4 od un AMD Athlon, altrimenti ci si sente tagliati fuori, obsoleti, retrò.

Analogamente, in ambito software, molti sentono il bisogno viscerale di utilizzare programmi sempre più complessi e potenti, ma anche avari di risorse, quindi si corre ad aggiornare continuamente e, se il proprio hardware non regge più, si provvede all'aggiornamento, all'acquisto di un nuovo computer ed alla dismissione di quello ormai "inutilizzabile".

Il progresso, la ricerca tecnologica, la proposta di nuove soluzioni sempre più potenti, con nuove funzionalità ed interfaccie grafiche strabilianti: tutto questo in sé non è male, in quanto il progresso non è MAI male! Quel che non va è, da parte degli utenti soprattutto "casalinghi", la rincorsa al progresso anche quando questo è sovradimensionato per le proprie necessità, quando il proprio "vecchio" computer potrebbe continuare a fare egregiamente il proprio lavoro fondamentale, che nel caso dell'utenza domestica è prevalentemente utilizzare programmi di videoscrittura, fogli elettronici, navigatori web, posta elettronica, semplice ritocco fotografico e poco altro.

È chiaro che vi sono delle categorie, anche di utenti domestici, con delle necessità superiori: pensiamo ad esempio a molti utenti avanzati, che per vari scopi hanno un vero bisogno di utilizzare sistemi hardware & software di ultima (od al massimo penultima) generazione.

In ogni caso, quest'approccio tremendamente consumistico all'informatica è ormai quello predominante, in Italia come altrove, ed è improbabile che, a meno di una gravissima crisi economica, possa cambiare nel medio periodo. Dovremo convivercia lungo, quindi.

Gli esclusi

Accanto alle tante persone che si possono permettere (o che fanno sì di potersi permettere) le ultime soluzioni tecnologiche, esistono intere categorie sociali che sono invece completamente tagliate fuori dall'informatica! O che, almeno, non possono aggiornare i propri sistemi abbastanza velocemente da poter aprire i documenti realizzati con le ultimissime versioni di note suite per l'ufficio e che quindi spesso incorrono in problemi, specialmente quando questi documenti sono necessari, come capita a volte per quelli emanati dalla Pubblica Amministrazione.

Chi sono queste persone sfortunate, qui da noi? Gli anziani, ad esempio, che avendo vissuto quasi tutta la propria vita in un mondo a bassissima informatizzazione si trovano ora completamente spiazzati in questa società dove tutto (o quasi) gira nei "byte"; i poveri, categoria sociale che in questi ultimi tempi inizia ad includere purtroppo tante persone una volta appartenenti al ceto medio, i quali ovviamente hanno delle notevoli difficoltà economiche e non possono riversare risorse nell'acquisto di nuovo hardware e nuovo software; gli immigrati, perché spesso sono in difficoltà economiche, ma anche perché spesso è difficoltoso per loro accedere a soluzioni informatiche nella loro lingua d'origine; i disabili, che si trovano a volte impossibilitati a fruire dell'informatica in quanto assolutamente non pensata in loro funzione.

Passando dall'Italia al mondo, poi, questo divario digitale, in inglese digital divide, tra chi può anche solo accedere all'informatica e chi invece ne è tagliato completamente fuori diventa assolutamente drammatico e vistoso: si pensi ai miliardi di persone che, nei paesi in via di sviluppo, non possono neanche sognarsi un computer con collegamento ad Internet, neanche se in condivisione con altre cento persone!

Le conseguenze

Il problema del digital divide può sembrare a prima vista marginale rispetto ad altri: pensiamo ad esempio in molti paesi Africa, ove è a rischio la stessa vita a causa di guerre, fame, sete, malattie e dove capita frequentemente che, a mancare, non è solo l'informatica con relativo accesso ad Internet, ma la stessa energia elettrica.

Il fatto è che il digital divide non è un problema così secondario come può apparire, in quanto al giorno d'oggi, se non si ha accesso in Internet, se non si può far sapere al mondo chi si è e cosa si fa, è un po' come non esistere; e a essere colpiti dal digital divide sono, guarda caso, proprio coloro che invece avrebbero più bisogno d'altri di farsi vedere, conoscere... esistere.

Davvero, questa è la società dell'informazione e della comunicazione, ciò che conta è quel che si riesce a dire, a far giungere alle orecchie degli altri. Nel caso dei paesi in via di sviluppo, ad esempio, l'accesso ad Internet potrebbe dare l'opportunità di raccontare le proprie condizioni di vita, le difficoltà nell'affrontare una quotidianità fatta di miseria e/o violenza. Non essendo invece tutto questo possibile, si finisce per non esistere, come scrivevo poc'anzi, si perde di visibilità e d'importanza... e forse gli stessi aiuti alimentari arriveranno con maggior difficoltà.

Ma anche senza doversi allontanare dai nostri immediati dintorni italiani possiamo accorgerci di quanto il divario digitale possa influire sulla vita delle persone coinvolte. Prima ho fatto l'esempio degli anziani, per i quali è prevedibile una sempre maggior difficoltà nella fruizione di tecnologie in costante, tumultuoso rinnovamento, per cui l'accesso agli sportelli telematici delle Pubbliche Amministrazioni, per la cui promozione c'è una forte (giusta) spinta, ma anche banalmente l'utilizzo del cosidetto digitale terrestre si riveleranno in molteplici casi "off limits". Per non parlare, poi, della possibilità che la telematica potrebbe offrire alle persone anziane sole di infrangere la propria solitudine e trovare nuovi spunti, nuove amicizie.

Alcune soluzioni:

Il trashware

Il problema del divario digitale, sia esso interno ai paesi sviluppati o esterno, riguardante cioè i paesi in via di sviluppo, è come un grande oceano ora asciutto che bisogna provare a riempire. Purtroppo, gli enti che teoricamente dovrebbero affrontare e risolvere questo problema, ovvero governi, commissioni internazionali, ecc., fanno poco o niente.

Fortunatamente, esistono iniziative promosse da enti ed associazioni che, in qualche modo, stanno provando a colmare quest'oceano del divario digitale. Se vuoi, ognuna di queste iniziative è come una goccia in quest'oceano, singolarmente può fare molto poco per la risoluzione di questo colossale problema, ma se vi saranno tante goccie forse, chissà, questo oceano potrà essere davvero colmato!

Una tipologia di iniziativa, forse la più nota, è il recupero di hardware dismesso, il famoso trashware (da trash, in inglese immondizia). Chi si occupa di trashware, cioè, cerca di recuperare in qualche modo (ricevendo donazioni, rovistando presso le aziende di smaltimento dei rifiuti, ecc.) l'hardware che, nell'ottica del consumismo informatico predominante, risulta essere inutilizzabile, sebbene ancora funzionante. Vi è poi tutto un lavoro di controllo, verifica del materiale recuperato, eventuale assemblaggio e quindi collaudo, per giungere alla fine ad avere PC funzionanti e pronti per una nuova vita.

L'hardware così recuperato può successivamente essere ceduto a chi ne ha bisogno, magari appoggiandosi ad organizzazione che già si occupano di problemi analoghi (lotta alla povertà, alla solitudine degli anziani, al razzismo, ecc.).

È doveroso aggiungere che, nella maggior parte dei casi, l'hardware recuperato non è particolarmente potente e che vi possono essere notevoli problemi economici per l'acquisto delle costosissime licenze d'uso del software, problemi talmente gravi da risultare insormontabili.

Il software libero

Per fortuna - è proprio il caso di dirlo - esiste il Software Libero.

Il Software Libero è quella categoria di software tutelato da licenze d'uso particolari, dette per l'appunto libere, che assicurano agli utilizzatori le famose quattro libertà:

  • Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo [libertà 0]

  • Libertà di studiare come funziona il programma e adattarlo alle proprie necessità (ne è prerequisito l'accesso al codice sorgente) [libertà 1]

  • Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo [libertà 2]

  • Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga benificio (ne è prerequisito l'accesso al codice sorgente) [libertà 3].

Questa definizione, proposta dalla Free Software Foundation richiama esplicitamente nei punti 2 e 3 la solidarietà nei confronti del prossimo, in particolare gli svantaggiati, ed un generale progresso e benificio per l'intera comunità umana.

Inoltre, il Software Libero si contrappone al modello del software proprietario, ovvero vincolato da licenze d'uso che reprimono la possibilità di scambio e progresso, sia anche a favore di chi è in difficoltà economiche. Peggio ancora, il software proprietario è un'arma pericolosa per alimentare un altro problema che si va ad aggiungere a quelli già indicati per il divario digitale, ovvero stimola una specie di colonialismo informatico che vede protagoniste proprio le grandi aziende del software proprietario, usualmente con sede negli Stati Uniti d'America.

Risulta pertanto comprensibile il perchè della scelta a favore del Software Libero da parti di molti soggetti impegnati nel trashware: il Software Libero, per sua natura intrinseca, risulta essere naturalmente votato alla solidarietà, al progresso, alla libertà degli utenti, non ultimi quelli svantaggiati.

Non ci sono solo motivi ideali a far propendere per il Software Libero. Il sistema operativo libero GNU/Linux, in particolare, risulta essere particolarmente gradito per le sue caratteristiche tecniche, tra cui la sua notevole adattabilità ad hardware obsoleto. Grazie a GNU/Linux, cioè, si può utilizzare anche quell'hardware per cui i costosi sistemi operativi proprietari sono ormai completamente sproporzionati, con la loro immensa fame di risorse, senza far venire meno le principali funzionalità necessarie per un utilizzo reale (videoscrittura, fogli di calcolo, navigazione su Internet, posta elettronica, semplice grafica).

Ecco quindi spiegato il grande amore per GNU/Linux (e per altri sistemi operativi liberi meno noti) da parte di chi si occupa di trashware, ecco quindi spiegata la scelta da parte dell'Associazione di ricorrere all'esclusivo utilizzo del Software Libero e la preferenza per la distribuzione Debian GNU/Linux (la più etica tra le distribuzioni di GNU/Linux) e derivate, quali Ubuntu Linux.