Kyondo, informatizzazione di un villaggio congolese/Diario viaggio dicembre 2005

Da Faber Libertatis.

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Missione a Kyondo, Domenica 11 dicembre 2005

Preparo i bagagli e faccio la check-list di quello che mi porto, oltre naturalmente ai vestiti e agli altri effetti personali:

  • una tastiera italiana da 112 tasti PS/2 piccola con etichette per il layout francese;
  • un mouse a due tasti PS/2;
  • corso eurosatellite in due volumi;
  • una cartellina contentente
    • una dispensa “Viaggiare in salute”
    • una confezione etichette autoadesive 14x8 mm,
    • quattro fotocopie dei documenti personali,
    • una copia delle “Assembly instructions” per AZ/EL cap mount della Andrew,
    • una stampa del “French keyboard layout”,
    • dati tecnici del router satellitare iDirect Series 3000,
    • una copia delle istruzione inviatemi tramite e-mail da Giuseppe Cestaro di SIGNIS per il caricamento dell'option file nel router,
    • una copia del Progetto Kyondo redatta da Federico Dessì
  • una mantellina impermeabile;
  • una confezione di salviettine umidificate (per lavarsi le mani prima di mangiare date le confizioni igieniche);
  • una borsetta di lino
  • un vaso di stucco per vetro resina da 500 ml
  • un dizionario tascabile di francese
  • una confezione di plug RJ45
  • 6 punte per cacciavite magnetico con estensore
  • un cacciavite a punta removibile
  • 2 rotoli di nastro isolante
  • una pinza plug
  • due induritori per stucco per vetro resina
  • una forbice da elettricista
  • cavo interfacciamento Cisco da RJ45 a interfaccia seriale RS232C (serve per programmare il router e naturalmente non era nella confezione del router)
  • tre cacciaviti
  • chiave inglese a pappagallo
  • pennarello nero indelebile
  • tre chiavi da bullone
  • un metro retrattile da 3 metri
  • una bussola (non per fare trekking ma per puntare la parabola)
  • un pennello tondo
  • un tester
  • quattro patch-cord Ethernet da 3 metri ciascuna
  • vari fogli di vetro resina
  • carta vetrata di differenti granulosità
  • resina trasparente per la riparazione della vetroresina
  • cd-rom di driver, di Ubuntu, di utility e distribuzioni varie
  • una cuffia stereo con microfono
  • una memoria flash da 512 Mbyte su chiavetta USB
  • dieci cd-rom vergini da 700 Mbyte
  • una confezione di insetticida molto potente
  • due confezioni di Malarone (medicina per la profilassi della malaria)
  • compresse varie (Imodium, integratore di sali minerali, antidolorifico, tachipirina)
  • garze idrofile, fazzoletti medicati e cerotti

Dopo una telefonata con Lino Gabrielli cambio la disposizione dei bagagli da uno shuttle ad uno zaino e una borsa tipo tascapane, questo comporta la perdita di parte del materiale segnato nella lista, tra cui il corso satellitare e la tastiera. Vado a trovare Federico Dessì appena tornato da Mogliano, beviamo qualcosa e mi faccio dare delle lettere con le istruzioni a chi consegnarle. Inoltre mi presta un libro con indicazioni turistiche sull'Africa orientale (Tanzania, Uganda, Ruanda, Burundi, non Congo).

Missione a Kyondo, Lunedì 12 dicembre 2005

Sveglia alle 4:30, alle cinque parto per Tessera accompagnato da mio padre e arrivato alle 5:45 (mio padre non guida mai veloce quando mi porta all'aeroporto). Lino arriva poco dopo le 6:00 con figlio, moglie e un altro. Arriviamo al check-in quasi a volo chiuso per aver perso tempo nella incefalonatura e assicurazione dei bagagli da imbarcare, il check-in e la consegna dei bagagli sovra-misura (cioè gli scatoloni delle apparecchiature). Ci mettiamo in coda io e Lino ma l'attesa si protrae per parecchio tempo (è lunedì mattina e molte persone si stanno recando a prendere l'aereo). Cominciamo a sentire con sempre maggiore frequenza i nostri nomi all'altoparlante ed un invito a presentarci al più presto al gate del nostro volo per l'imbarco.

Il controllo dei bagagli è lungo e accurato per le norme anti-terrorismo: devo lasciare a terra alcuni attrezzi, lo stucco e la vernice collante per la vetro-resina (vedendo svanire le speranze di ricomporre la parabola). Saliamo sullo shuttle da soli in quanto siamo gli ultimi del volo e raccogliamo un ritardo di 15 minuti. Per il resto il viaggio è tranquillo e giungiamo in un'ora circa all'aeroporto di Bruxelles; il cielo è coperto, molto nord-europeo. Giriamo tutto l'aeroporto per spostarci dagli arrivi europei ai voli extra-shengen. Incontriamo poi il nostro compagno di viaggio che ci sa una mano ad imbarcare i due PC (portatile e server IPCop) che ci portiamo appresso come bagaglio a mano e intanto io lascio un altro po' della mia “ferramenta” al nuovo controllo bagagli in terra belga.

Il volo per Entebbe, che è l'aeroporto internazionale della capitale dell'Uganda, prevede uno scalo intermedio a Nairobi; ma già per questa prima tratta non sembra volere decollare, ci sono infatti problemi a trovare posto ai bambini e alle loro madri affinché sia preservata l'incolumità dei piccoli. Lino e io veniamo divisa da una di queste transumanze, facciamo dunque il volo (di 8 ore) lontani. In compenso durante il viaggio veniamo sfamati varie volte e tra i film che vengono proiettati ce n'è uno che sembra essere stato scelto in onore della nostra coordinatrice Elena: il nuovo “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” di Tim Burton. Durante il viaggio non mi resta che ascoltare la radio e leggere il libro che mi sono portato (“Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi, che con l'Africa non c'entra niente). Il tragitto del volo si snoda su Belgio, Germania, Austria, Italia, Egitto, Sudan, Etiopia ed infine Kenia, passando tra Verona e Vicenza, un po' ad Est di Roma e sopra il lago Turkana (ricordi di scuola).

A Nairobi l'aereo si svuota e viene riempito da una comitiva di vocianti Italiani a cui il ckeck-in aveva assegnato un unico posto.

In poco più di un ora di volo siamo di nuovo a terra, stavolta a destinazione. Raccogliamo pacchi e bagagli e abbiamo due ragioni per rallegrarci: a)tutti i pacchi sono arrivati e b)ci stanno pure dentro al taxi che ci viene a prendere per condurci in un qualche alberghetto di Kampala, la vicina capitale dell'Uganda, per passare la notte. L'albergo lo troviamo dopo un solo tentativo a vuoto, e comunque è paragonabile ad un girone d'inferno: dormo vestito e coperto di insetticida dato che la retina per le zanzare che copre il mio letto è assolutamente ridicola. L'idea di strare in Congo due settimane e di passarne una a letto con la malaria non mi alletta.

Missione a Kyondo, Martedì 13 dicembre 2005

Partiamo la mattina alle 6:30 per il Congo sul taxi che ci aveva attesa la notte prima all'aeroporto (l'autista ha dormito con noi nell'albergo). Lasciamo Kampala alla sua mattina concitata e piena dei cinguettii degli uccelli e delle strilla dei marabù e compiamo un viaggio più lungo delle 6 ore previste per giungere alla frontiera tra Congo e Uganda: attraversiamo bananeti e piantagioni di tè e tratti di savana quali il Parco Nazionale Regina Elisabetta dove ho l'occasione di vedere in lontananza grossi erbivori come bufali, orici e gazzelle.

Alla frontiera si arriva dunque alle tre del pomeriggio, e il viaggio non è stato confortevole in quanto tutta l'auto del tassista era piena dell'apparecchiatura che ci eravamo portati. Ma forse è sembrata più lunga l'attesa alla frontiera che la doppia burocrazia ugandese e congolese facesse il suo corso. Comunque i congolese battono decisamente in quanto a richieste i cugini d'oltre-frontiera: Missaf si era però premunita ottenendo dal governo locale un particolare lasciapassare per gli operatori in missione, in modo da evitare di pagare le esose tasse di ingresso e di rilascio del visto. Questa nuova norma ha però comportato oltre alla difficoltà di farla digerire negli uffici della dogana (che comunque i soldi li hanno chiesti lo stesso perché, a loro dire, non eravamo in regola con una qualche vaccinazione) una notevole deviazione del nostro percorso: dobbiamo infatti recarci subito alla città di Beni, capoluogo della provincia del Nord-Kivu, per far vidimare i nostri documenti all'ufficio immigrazione e ottenere così un visto definitivo (di ben 3 mesi) e non quello provvisorio che ci possono rilasciare a malincuore alla frontiera.

Comunque alla frontiera ci è venuta a raggiungere una piccola delegazione di Missaf, composta da Marcel, l'insegnante, e Philippe che studia da ingegnere, assieme al nuovo tassista che ci deve portare a Kyondo.

Il nuovo mezzo di trasporto sembra promettente, una Jeep con ampio bagagliaio, ma dopo pochi chilometri cominciamo ad avere problemi con la pompa di iniezione, oltre alla strada sterrata estremamente dura, ma a quella ci dobbiamo fare l'abitudine, ci sono solo 500 metri di asfalto in tutta la regione e sono a Beni, dove siamo diretti. In breve durante il tragitto cambiamo la pompa 4 volte mettendo a disposizione i nostri attrezzi, che non erano stati completamente saccheggiati durante i controlli dei bagagli. Comunque il tempo perso ci fa arrivare all'ufficio in tale ritardo da dover rimandare il completamento delle pratiche al giorno dopo. Dormiamo in albergo e mangiamo dunque a Beni, facendo una veloce visita alla casa di Philippe, associato a Missaf, che ha curato il rapporto tra autorità locali e l'associazione.

Missione a Kyondo, Mercoledì 14 dicembre 2005

Sveglia alle 6 (è l'ora in cui ci si sveglia all'equatore dato che il sole sorge a quell'ora tutto l'anno) e dopo una veloce rassettata, arrivano Marcel e Philippe con i soldi contati per pagare il nostro albergo. Il tassista ci viene a prendere e andiamo a fare colazione con un tè e volendo con qualcosa di più sostanzioso, tipo una frittata: qui infatti vige la regola di mangiare ogni qual volta che si può dato che non possiamo sapere quando ricapiterà. All'ufficio immigrazione troviamo un sostituto del direttore che ci fa compilare un modulo e vuole allegarci una foto-tessera e una fotocopia del passaporto. Della foto-tessera nessuno me ne aveva parlato e così prometto di farla avere in qualche modo.

Siamo dunque di nuovo in strada per Butembo dove ci rechiamo a visitare Padre Joseph dell'università di Kigali: qui hanno un'ampia aula per i corsi di informatica e una connessione satellitare ad Internet. Al mercato di Butembo, che è il più importante della regione, acquistiamo una colla per il PVC nella speranza che possa sostituire quella per la vetro-resina che ci hanno bloccato all'aeroporto di Venezia. Ci rechiamo anche all'altra università di Butembo dove ci accoglie il direttore che ci offre un rinfresco a base di birra e arachidi e si discute sui buoni sviluppi economici di una azienda di sapone.

Riprendiamo la strada per Kyondo e vi arriviamo alle 16:30. Scarichiamo la macchina dalle apparecchiature e le mettiamo al sicuro nel locale tecnico al di sopra dell'officina. Ci facciamo un doccia rinfrescante dopo aver evitato i servizi “igienici” degli alberghi africani che ci avevano ospitati.

Giunge finalmente l'occasione di conoscere l'associazione MISSAF Kyondo praticamente al completo e soprattutto di farmi conoscere a loro. L'accoglienza è completa quando ci sediamo a mangiare ed ho l'opportunità di assaggiare l'ottima cucina di Françoise che cucinerà per noi per tutto il periodo. Seguendo alla televisione satellitare congolese, la RNTG, il notiziario e gli altri servuizi ho l'opportunità di scoprirà che si sta avvicinando un importante momento istituzionale per paese: la consultazione popolare per la conferma del dettato della nuova costituzione nazionale che si preannuncia come la prima votazione libero della storia per il Congo belga, poi Zaire e ora ribattezzato Repubblica Democratica del Congo.

Infine ci viene a fare visita il guardiano del vicino Parco Nazionale del Virunga, a sua volta da poco trasferitosi dalla città natale Guma e interessato ad avere un suo collegamento personale ad Internet utilizzabile per comunicare con i finanziatori europei del Parco che di notevole importanza in quanto ospita alcuni degli ultimi gruppi di grosse scimmie come i gorilla di montagna.

Missione a Kyondo, Giovedì 15 dicembre 2005

Metà della giornata, il mattino, viene impiegato da me e Lino a fare un giro di Kyondo durante il quale si visita il comprensorio religioso, l'ospedale, ed in particolare la sezione nutrizionale per l'infanzia, lo studio ottico ed un piccolo negozio ricavato all'esterno dell'ospedale dove si vendono i prodotti fabbricati dai disabili fisici del centro di Wuhiva, gestito sempre da MISSAF. Alla scuola veniamo sommersi bambini della scuola primaria che ci vogliono toccare, in quanto la presenza di due bianchi era un oggettivo evento per loro. Lino mi fa individuare seppure da distante i siti del centro di Wuhiva e la futura sede dell'associazione a Bouassa, che sono die piccole località presso Kyondo poste al di sopra di un collina. A Bouassa in particolare oltre alla nuova sede vi verrà realizzato il laboratorio informatico con i computer che è in progetto di inviare. Visitiamo anche la cabina con gli apparati di trasmissione della radio e della televisione e abbiamo l'occasione di riscontrare alcuni malfunzionamenti.

Nel corso del pomeriggio assieme all'aiuto del personale di MISSAF iniziamo la ricomposizione della parabola e cerchiamo delle soluzione alternative per la ricostruzione della parabola. Compio inoltre uno studio sulla posa dei cavi di collegamento tra quello che si prevede sia il punto di installazione della parabola, ed il locale tecnico con gli apparti attivi, il router e il computer.

Nel corso della serata riceviamo la visita delle simpatiche suore della vicina comunità le quali ci coprono di doni ben graditi, a parte la bottiglia di vino di prugne che Lino mi farà bere il giorno di Natale.

Missione a Kyondo, Venerdì 16 dicembre 2005

La parabola è ormai fissamente montata grazie alle staffe costruite da Lino prima del taglio, anche se permangono dubbi sulla regolarità geometrica della superficie. Bisogna ora riempire le fessure provocate dal taglio che si sviluppano lungo una croce. Su consiglio di Lino usiamo delle strisce ricavate dai fogli di vetro-resina che mi ero portato e invischiate nella colla per il PVC acquistata a Butenbo il giorno prima. Appena la colla si è disseccata raschiamo le asperità utilizzando i fogli di carta vetrata fino ad ottenere una superficie il più regolare possibile. Restano delle piccole fessure che cerchiamo di riempire con una colla epossidica a due elementi che troviamo casualmente in sede di MISSAF. Dopo che anche questa si è disseccata, passiamo un ultima veloce scartavetrata e la superficie sembra farsi accettabilmente regolare. Controlliamo che le staffe non ostacolino l'inserimento delle viti sulla superficie necessarie per fissare i tre bracci di sostegno dell'illuminatore della parabola: si rende dunque bisogno di adattarne il profilo per trovare spazio a dado e bullone.

Passo ad occuparmi della necessità di saldare alla sommità del polo terrestre, cioè del palo cementificato a terra già approntato da MISSAF prima dell'arrivo mio e di Lino, un tubo di diametro maggiore dato che vi dobbiamo assicurare con la massima rigidità il montante della parabola. Cogliamo l'occasione anche per saldare al polo un occhiello necessario per la messa a terra.

Utilizzando la bussola segno la direzione azimutale della parabola (91,4°) che la fa volgere praticamente verso Est, tenendo conto dello sfasamento dall'asse magnetico dall'asse terrestre della terra, cosa ragionevole dato che ci troviamo sull'equatore come l'orbita segnata dal satellite.

All'atto di montare i bracci di sostegno dell'illuminatore mi accorgo che un pezzo inviatoci dal fornitore è incongruente con il resto dell'apparecchiatura: il FEED ASSEMBLY è quello per il modello LIGHT DUTY SYSTEM della parabola della Andrew, non per il modello MEDIUM DUTY SYSTEM che è quello che stiamo montando.

Chiamo subito senza esitazione il servizio missionario e segnalo l'errore, fissiamo dunque una spedizione a fermo posta all'ufficio DHL di Butembo.

Lino suggerisce di tentare di auto-costruirci il pezzo mancante e io cerco di ricavare le misure dalle illustrazioni del manuale di installazione dato che il supporto di SIGNIS non sembra dell'idea di fornirci i dati della misure.

Intanto cerco di risolvere ulteriori problemi al fissaggio della parabola al montante legati alla fresenza delle staffe che ne ostacolano il montaggio.

Passo dunque a controllare il PC fornito con su installati IPCop e scopro che non è fornito di un hard-disk tradizionale, bensì di un disco a stato solido di soli 256 MByte, quindi insufficiente per installarvi un sistema operativo desktop.

Controllo anche il monitor del computer dell'associazione che ha smesso da poco di funzionare ma senza arrivare a niente di risolutivo.

A completamento della giornata vengo a sapere che fino a lunedì le frontiere resteranno chiuse per ragioni di sicurezza in vista della consultazione elettorale di domenica.

Missione a Kyondo, Sabato 17 dicembre 2005

Si parte alle 7:30 per Butembo con il camion carico di legname da vendere e di gente diretta a Biaccato per le votazioni dell'indomani. Portiamo con noi il monitor da cambiare a Kambali dove era stato acquistato e delle lenzuola per il letto della stanza a Butembo dove prevediamo di passare la notte io e Lino. Durante il viaggio si verifica un grosso inconveniente, anzi una somma di sfilza di inconvenienti: si buca una ruota del camion, finisce il gasolio e si scopre che non ne è stata pagata l'assicurazione.

La ruota si cambia con una certa difficoltà, l'autista va a Butembo a recuperare un bidone di gasolio e si decide di abbandonare l'idea di accompagnare a Biaccato la gente che vi era iscritta alle liste elettorali. Poiché il serbatoio si era totalmente svuotato è stato ulteriormente difficile far ripartire il camion, pompando a forza il carburante nel motore.

Nel frattempo sono come al solito sommerso dal solito mare di bambini che non capiscono il francese venuti a vedere lo strano caso del bianco (muzungu) rimasto a piedi con il camion.

Arrivati a Butembo ci si divide ed io e Lino prendiamo due moto-taxi e ci facciamo portare a Kambali per contrattare un monitor funzionante e decente, e riusciamo a farcene dare uno che dicono sia nuovo, ma naturalmente ha 10 anni, e che almeno funziona.

Nel frattempo a Kambali mi studio la loro parabola e faccio altrettanto al piccolo centro dove aveva lavorato Federico: lì funzionerebbe tutto se non fosse per il mancato pagamento dell'abbonamento per il secondo anno, per cui tutta l'apparecchiatura di connessione satellitare è inservibile.

Infine si torna tutti a Kyondo la sera e sembra che il giorno dopo anche quelli che dovevano andare a Butembo potranno tranquillamente votare.